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Trento, 2 dicembre 2011
Difendiamo la scuola
di Lucia Coppola, insegnante, già presidente del Consiglio scolastico provinciale
dal Corriere del Trentino di venerdì 2 dicembre 2011

Confesso di aver sentito un piccolo ma insistente dolore al cuore, che resta quello di una maestra, apprendendo dalla stampa le novità contenute nella nuova legge finanziaria della Provincia che, con l’articolo 68, entra a gamba tesa in alcune delle conquiste più qualificanti, veri e propri capisaldi, della democrazia nella scuola. Tra questi, il potere decisionale del collegio docenti, i decreti delegati, l’autonomia scolastica, il ruolo del sindacato. I tagli paventati riguardano però anche il Fondo qualità, quello che, per sua stessa definizione, punta a una scuola di livello eccellente, prevedendo risorse oltre l’ordinaria amministrazione.

Leggo che qualcuno plaude a questo ritorno a una malintesa idea di austerità, auspicando una scuola fatta solo di lezioni frontali, chiusa, autarchica e autoreferenziale. Concordo, naturalmente, sulla necessità di risparmiare, di non sprecare tempo, denaro e professionalità in attività di poco conto, in collaborazioni con costosi esperti o in viaggi esotici. Ma non vorrei che questi nobili intenti andassero a colpire più che un ipotetico spreco, un modello di scuola avanzato, cancellando con un colpo di spugna importanti iniziative ed esperienze consolidate: tra tutte, quelle che considerano il territorio come un’aula didattica.

Il mondo è bello perché è vario, anche se un po’ avariato, come diceva mia madre. Ma è soprattutto bello. Ho sempre pensato che la scuola dovesse farne parte a pieno titolo: una casa di vetro trasparente che fosse ben visibile dall’esterno, con confini facilmente valicabili e pareti da attraversare in entrata e in uscita. Luogo educante della comunità nella quale è inserita e dalla quale si fa coinvolgere. Ma tutto il territorio di riferimento può essere un laboratorio storico, naturalistico, geografico, artistico e archeologico, a supporto dell’attività svolta in classe. Sono così tante e qualificate le opportunità offerte da paesi e città che sarebbe davvero un delitto non sfruttarle a pieno.

La crisi economica che coinvolge le famiglie e gli enti pubblici, tra cui la scuola, consiglia uscite poco dispendiose ed efficaci nella ricaduta didattica. Se non proprio a chilometro zero, come l’insalata e le cipolle del contadino, il più possibile vicine, comode e facilmente usufruibili. Quanto meno per la scuola elementare. Permettere ai bambini di vivere quella che comunemente viene chiamata «offerta del territorio», contribuisce ad aumentare il loro bagaglio culturale e ad approfondire, con l’aiuto di esperti, i differenti ambiti della conoscenza. A trasformarli in cittadini consapevoli ed educati, che sanno apprezzare la bellezza che li circonda, che imparano dalla realtà la storia e la geografia, l’arte e la cultura del proprio territorio.

Tutte le regioni d’Italia sono un fantastico libro da sfogliare: affascinante, coinvolgente, ricco. I bambini imparano velocemente, se opportunamente guidati, come ci si comporta in mezzo alla natura o in un museo, visitando una mostra d’arte, un parco o il centro storico di una città. Armati di zainetto, block-notes e matita, di acqua fresca e merendina vestiti in modo adeguato partono alla scoperta del territorio. Niente può fermarli, né le condizioni meteorologiche avverse, né i musi lunghi di qualche persona insofferente, soprattutto se si vede una classe salire su un autobus dì linea. Anche perché le corse extra, per le scuole, sono state tagliate e la presenza di molti bambini, se pure dotati di biglietto o abbonamento, è generalmente malvista. «Ma cosa fanno in giro, perché non stanno a scuola a studiare? E questi maestri, poi, che non hanno più voglia di far niente!». Hai un bel spiegare che vai al Museo di Scienze naturali, alle Albere per un laboratorio, in piscina, al Mart, al Castello del Buonconsiglio. Ti guardano in cagnesco e con sommo disprezzo, anche quando i bambini hanno fatto sedere tutti gli anziani, tutte le mamme, incinte e non, praticamente tutto l’autobus. E se ne stanno spiaccicati l’uno addosso all’altro, cercando di scomparire e lanciando sguardi disperati all’imbarazzata insegnante di turno.

«Maestra, ma com’è fatto un museo e come si visita una mostra?». I bambini devono essere adeguatamente preparati agli eventi. Il rispetto per la cultura e le modalità con le quali la si usufruisce vanno acquisite sin da piccoli. Allora diventa più semplice rapportarsi con la sacralità di certi luoghi e il loro silenzio, con la necessità di ascoltare e affinare i sensi. Non si mangia, non ci si spinge, non si urla. Le domande si conservano in testa e si fanno dopo. Una volta acquisito un comportamento corretto lo si mantiene per tutta la vita.

Anche la natura necessita di un approccio competente, rispettoso e gentile. Quando si affronta un’uscita in montagna, nei giorni che la precedono si studiano in classe le carte geografiche e le caratteristiche del luogo, si ripetono le regole di avvicinamento a un mondo misterioso e complesso, dagli equilibri fragili e delicati. Ricordo l’ampio poggiolo di legno di una baita con vista sulla catena montuosa del Brenta e il nostro deferente e commosso silenzio di fronte alla maestosità del panorama. Eravamo nel Parco Adamello-Brenta, felicemente storditi ed eccitati. Di sera arrivò una pioggia primaverile, leggera ed insistente, che rese magica la nostra passeggiata, mentre percorrevamo con la pila, insieme ai forestali, il sentiero frequentato abitualmente dall’orso che fortunatamente non incontrammo. Ricordo la palla di luna gialla sulle rive del torrente Rabbies che scorreva veloce e rumoroso. Avevamo arrampicato tutto il giorno tra rocce, boschi e cielo, nel parco dello Stelvio, e ora ascoltavamo increduli il canto delle marmotte sotto un larice verde chiaro. Una coda rossa di volpe attraversò in un lampo la montagna brulla, fluttuando nel vento. Era l’ultima gita dell’ultimo anno di scuola, destinata a rimanere per sempre impressa nella memoria. Il saluto affettuoso all’«età piccola».

Nei miei tanti anni di insegnamento ho rubato ai bambini la sorpresa, la poesia, l’entusiasmo, e l’energia della scoperta. Le stelle nei loro occhi. La stanchezza del ritorno. La voglia di ritrovare nei libri immagini e parole, di dipingere e raccontare la meraviglia. Insieme abbiamo attraversato paesaggi, annusato l’aria della primavera e rubato ciliegie selvatiche, calpestato l’autunno stropicciato di foglie multicolori, scivolato ridendo dai pendii con le ciaspole o gli sci da fondo. Abbiamo fatto infinite esperienze che, a tutti gli effetti, erano scuola. Nessuno riuscirà mai a convincermi del contrario.

La nostra provincia si è contraddistinta negli anni per lungimiranza, innovazione, attenzione alla didattica, alla metodologia, allo studio e alla ricerca. Ai bisogni dei bambini e al loro diritto a un’istruzione di qualità. L’augurio è che l’ambito culturale e scolastico – in questo momento nell’occhio del ciclone per quanto attiene a tagli e dimissioni – non venga ulteriormente penalizzato con scelte che poco hanno a che vedere con il risparmio e molto con una sorta dl restaurazione del «bel tempo antico» di cui nessuno, men che me no i bambini e i giovani, sente la necessità.

Lucia Coppola
insegnate, già presidente del Consiglio scolastico provinciale

 

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